Storia e cultura

LA STORIA E LA CULTURA



Il Comune di San Germano Chisone, situato dopo la gola del Malanaggio, dove la val Chisone prende corpo e si distende, si snoda interamente sulla destra orografica della valle. Il centro del paese si erge su una modesta collinetta ed è circondato da molte borgate disseminate a ventaglio sulle alture circostanti. La superficie comunale è in gran parte collinare e montuosa, con estese zone boschive, mentre le poche zone pianeggianti si trovano lungo il corso del Chisone.

 

I primi abitatori della zona risalgono al periodo neolitico, come testimoniano le numerose incisioni rupestri, basti ricordare la famosa Peira Eicrita, (vedere la sezione Sport), un monolito di piccole dimensioni conosciuto sin dagli anni ‘920 e posto su uno spuntone roccioso che domina sulla bassa Val Chisone.

 

Il paese deve il suo nome al vescovo di Auxerre Germano, al quale è stata consacratala Chiesacattolica, situata nel concentrico.

 

Nel sec. XIII, il paese, insieme a tutta la valle, divenne feudo dei Savoia, che lo cedettero a varie famiglie nobiliari. La comunità di San Germano ha legato alcuni secoli della sua storia alle vicende dei Valdesi e a partire dal sec. XVI, ha sempre registrato una forte presenza di popolazione valdese. Da un’economia prettamente contadina, dall’800 il paese ha subito una progressiva trasformazione industriale, in seguito all’insediamento di un cotonificio e allo sfruttamento di numerose miniere di grafite sparse sul suo territorio, che oggi sono state tutte chiuse.

 

Panorama1

 

 


LA STORIA DEI VALDESI


Il Comune di San Germano ha legato molte pagine della sua storia alle vicende dei Valdesi, seguaci di Pietro Valdo di Lione, che circa 10 secoli fa si staccò dalla Chiesa cattolica. Giunti nelle valli Germanasca, Chisone e Pellice, a partire dal XIII secolo i Valdesi vi trovarono rifugio. La loro storia è costellata di molte guerre e di persecuzioni che si protrassero per parecchi secoli. San Germano a partire dal XVI secolo ha sempre avuto una consistente presenza valdese, uno dei suoi primi pastori fu arso vivo nell'abbazia per non avere abiurato la sua fede. Poiché la val Perosa durante le guerre di religione dei secoli XVI e XVII era una terra di passaggio per le armate del re di Francia e del duca di Savoia che si contendevano le due sponde del Chisone, San Germano divenne il quartier generale delle truppe regie che si preparavano a sferrare i loro attacchi alla val San Martino (val Germanasca), e il vallone di Pramollo, a causa della conformazione del suo territorio, divenne rifugio per i Valdesi costretti a sfuggire al nemico.  valdesi falò
Dopo l'Emancipazione dei Valdesi, concessa nel 1848 dal re Carlo Alberto avvenuta il 16 febbraio del 1848, che ha restituito loro i diritti civili e politici, San Germano ha seguito di riflesso gli avvenimenti che si sono susseguiti nella storia nazionale.
Ogni anno, in memoria di tale data, i sangermanesi valdesi e  le donne nel costume tradizionale animano per le strade del paese un corteo che giunge al tempio per la funzione religiosa. La sera prima, il 16 febbraio, le Valli Valdesi vengono illuminate da numerosi falò, accesi secondo la tradizione per gioire della libertà ritrovata.



LA PARROCCHIA CATTOLICA

 

Una  parrocchia cattolica è  presente a S. Germano a partire dal XII sec, dopo l’esodo dalla Francia dei Valdesi di Lione. I rapporti fra le due comunità furono per molti secoli molto tesi. La popolazione cattolica crebbe in modo considerevole dopo  la seconda metà dell’800,  in seguito all’impianto del cotonificio, dapprima Mazzonis e poi Widemann. Dal 1915 la diocesi di Pinerolo inviò  alcune Suore giuseppine che si occuparono prevalentemente del funzionamento delle scuole e vi rimasero fino al 1975.  Nel primo dopoguerra  presero avvio anche  nuove iniziative: nel 1932 fu inaugurato il teatro  e si formò una filodrammatica maschile denominata “Cuore d’argento” ed una femminile, che poi nel 1946 si fusero. Molto attiva era anche l’Azione cattolica locale, per la quale nel 1959 fu inaugurata una nuova costruzione adiacente alla casa parrocchiale. Durante la II guerra mondiale il teatro venne utilizzato come cinematografo. Nel secondo dopoguerra fu fiorente l’attività di canto, funzionava infatti una stimata“ schola cantorum”. Nel passato la Comunità soleva festeggiare  il 30 ottobre il santo Germano, con un corteo che sfilava per tutte le vie del centro.

CHIESA

L'Ex Municipio e la Chiesa Cattolica del Capoluogo



UN PO' DI STORIA SULLE SCUOLE "DI UNA VOLTA"


LE SCUOLE ELEMENTARI VALDESI

 

La scuola principale, la Grande école, nel sec. XVIII si trovava nel quartiere dei Gondini, dove risiedeva la maggioranza della popolazione. Il maestro doveva tenere una condotta irreprensibile ed essere un modello per i suoi allievi; era tenuto inoltre a dirigere la scuola domenicale, ad insegnare il canto, a provvedere alla pulizia e al riscaldamento delle aule, a curare la preghiera pomeridiana nel tempio, a tenere al cimitero le orazioni funebri, tutto questo per un minimo stipendio. Alla Grande école potevano accedere solo i maschi di età compresa fra i 10 e i 16 anni per un periodo di 10 mesi all'anno. Scuola el. Gondini

A partire dall'anno 1826 venne aperta anche una scuola "pour filles" su iniziativa di alcuni donatori stranieri, ed in particolare del reverendo inglese Sims che lanciò l'idea di avere anche alle Valli una scuola atta ad istruire le ragazze. Per quanto riguarda l'ubicazione dell'École des filles, non sappiamo  esattamente quale fosse nei primi otto anni, sappiamo invece che nel 1832 venne costruita una scuola in regione Maria (ora via École des filles), e lì si tennero le lezioni. Oltre alle scuole già menzionate, anche i quartieri periferici ebbero progressivamente la loro scuoletta, a cui potevano iscriversi maschi e femmine.                                                                                                                           Sc.Beckwith Sagna -Nel 1768 San Germano aveva aperte tre pluriclassi: due al capoluogo e una ai Balmas. Alla fine del secolo si tenevano lezioni anche ai Garossini. Nel 1829 anche i quartieri come Combina, Sangle, Chiabrandi e Sagna (fotografia a sinistra) avevano la loro petite école, nel 1854 si aprì la scuola dei Martinat e nel 1891 quella della Costabella. L’apertura delle scuole si deve in particolare all’impegno profuso dal colonnello inglese  Beckwith, un reduce di Waterloo, che ebbe a cuore in particolare l’istruzione della popolazione valdese. Le scuolette quartierali erano aperte solo durante la stagione invernale per tre o quattro mesi, ma ebbero infatti il grande merito di portare l'istruzione ovunque, senza sradicare gli alunni dal loro ambiente ed eliminando praticamente l'analfabetismo. L'attività delle scuole era molto seguita dalla popolazione e stava particolarmente a cuore al Concistoro, che ogni anno inviava alla Tavola un rapporto dettagliato sul loro andamento. Nel 1859, con la legge Casati la gestione delle scuole passò ai Comuni e con la legge Daneo-Credaro del 1911, lo Stato progressivamente avocò a sé l'organizzazione scolastica che affidò a personale diplomato. Le scuole valdesi divennero progressivamente statali. L'uso dell'italiano sostituì la lingua francese e le scuole quartierali si chiusero ad una ad una, sia a causa dello spopolamento delle zone montane, sia a causa dell'aggravio finanziario che comportavano per lo Stato.


LE SCUOLE ELEMENTARI CATTOLICHE


I cattolici, che non potevano frequentare per legge le scuole valdesi, furono senza istruzione fino alla metà del XVIII secolo. Il parroco di quegli anni era molto preoccupato per l'ignoranza che regnava fra i suoi parrocchiani. Dopo molte insistenze, finalmente nel 1742 il re donò alla parrocchia un capitale di L. 1250 per fondare una scuola per i maschi, in cui si insegnasse a leggere e a scrivere. La sede della scuola era in un locale al piano terreno della casa comunale, di proprietà della parrocchia e successivamente della chiesa parrocchiale. Nel 1839 fu fondata dal vescovo una scuola invernale per le ragazze, dove si insegnava il catechismo, a leggere, a scrivere e ci si esercitava nei lavori domestici. La maestra veniva proposta dal parroco, dopo aver ottenuto l'approvazione del vescovo, e riceveva un compenso di L. 40 annue.

SCuola elementare cattolica

All'inizio del nostro secolo esisteva ancora un'altra scuola cattolica in località Timonsella, che riceveva un sussidio comunale di L. 30 annue. Dopo due anni di transizione in cui si cercò di tirare avanti alla meno peggio, grazie ad una sovvenzione del vescovo, le  scuole cattoliche vennero affidate a tre suore giuseppine di Pinerolo. L'amministrazione scolastica regionale del Piemonte stipulò una convenzione con l'Ente parrocchiale di San Germano che prevedeva l'istituzione di due pluriclassi parificate. L'Ente doveva nominare le insegnanti, provvedere ai locali, all'arredamento delle aule e dare alle insegnanti lo stipendio. La convenzione tra l'Ente parrocchiale e l'Amministrazione scolastico fu rinnovata ogni cinque anni, finché nel 1972 la madre superiora delle suore giuseppine, constatando che il numero degli allievi era in costante diminuzione, decise di chiudere la scuola parificata, il cui cammino, come si è detto, per molti anni fu separato dalle  scolaresche valdesi.   


LE SCUOLE ELEMENTARI UNIFICATE

 

Dal 1972 esiste un'unica scuola elementare statale  intitolata al celebre scrittore locale "Piero Jahier", che ospita le scolaresche delle due confessioni religiose. Nel 1974 è stato infatti inaugurato dal Comune un nuovo edificio ampio e moderno di fianco a Piazza Martiri della Libertà, che ha così riunito gli alunni anche da un punto di vista logistico. La Scuola Elementare di San Germano Chisone è frequentata da un centinaio di bambini.
L'edificio ampliato nel 2004 (ala di colore giallognolo) ospita oggi anche le due sezioni della Scuola dell'Infanzia “Sergio De Simone”, intitolata a uno dei tanti bambini che morirono nei lager nazisti. 

Scuola P Jahier      Scuola De Simone

La Scuola Elementare "Piero Jahier"                                        L'entrata della Scuola dell'Infanzia

     "Sergio de Simone"

        


LE GUERRE

La I° Guerra Mondiale

 

Molti furono i giovani sangermanesi che partirono per il fronte. Il Comune si dimostrò favorevole alla dichiarazione di guerra e subito si formò un Comitato civile composto di 10 persone, il quale aveva l’incarico di provvedere ad inviare sussidi in denaro alle famiglie dei richiamati, mediante pubbliche sottoscrizioni e  mediante l’assistenza ai soldati feriti, ammalati  o in convalescenza, che il Comitato centrale di Torino inviava nel Comune. Il pastore Carlo Alberto Tron mise a disposizione per tale scopo una sala dell’Asilo dei vecchi che funse così da ospedale. Il Comune da parte sua dispose per ogni famiglia bisognosa un contributo di L. 300.

A guerra conclusa, la popolazione accolse trionfalmente i 130 reduci in una pubblica cerimonia, in cui furono ricordati i 74 morti per la Patria, e in loro onore fu scoperta una lapide.

Alcuni sangermanesi furono decorati con medaglie al valor militare: il cap. Michele Lantelme (medaglia d’argento), il cap. magg. Emilio Bert (med. di bronzo) caduti in combattimento; il cap. Gino Jahier fratello di Piero Jahier (due med. di bronzo), il cap. Edwin Rostan (una med. d’argento e una med. di bronzo), l’alpino Giovanni Berutti (med. bronzo).

 

caduti Small

 lapide inv porte

   












Lapide all'Ex Municipio di Inverso Porte

La II° Guerra Mondiale


Anche queste guerra vide molti sangermanesi coinvolti: 43 le vittime: 14 militari, 16 partigiani e 13 civili. Fra i militari ricordiamo il marinaio Guido Viiçon che morì nel 1941 durante la spedizione di Malta, per la quale gli fu conferita la medaglia d’oro al valor militare, e a cui il Comune ha dedicato la via centrale del paese. Dopo la disfatta dell’esercito alcuni militari sangermanesi  degli eserciti furono avviati alla deportazione. Molti partigiani si rifugiarono nel vallone di Pramollo, un punto strategico per la valle e costantemente presidiata per la presenza di alcune industrie. Numerosi furono i rastrellamenti a cui seguirono azioni di rappresaglia dei partigiani, che non sempre ebbero un esito felice. La popolazione cercò di collaborare con i partigiani in cerca di soccorso;  operavano anche delle staffette locali, ela Società Talco e Grafite  fu di vero aiuto fornendo viveri allo spaccio del Malanaggio.

Moli furono gli avvenimenti accaduti nel nostro territorio comunale, puntualmente descritti dal pastore valdese Gustavo Bertin, in un diario, che attualmente è possibile consultare a Torre Pellice presso gli  archivi della Tavola Valdese.

Molte sono inoltre le  lapidi sparse in tutto il territorio del Comune che ricordano i caduti (partigiani e civili) per opera dei nazi-fascisti. 

 

  1- monumento caduti cippo martiriCippo commemorativo dei partigiani   

In piazza Martiri della Libertà

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2- Monumento ai caduti di tutte le guerre

al cimitero del Capoluogo

 

 

3-  marinai      4- lapideTurina           5- lapidePralarossa

 

3- Monumento ai caduti del mare e alla medaglia d'oro Guido Vincon

4- Cippo al cimitero di Turina

5- Cippo a Pralarossa

 

6-  cippoChiabrandi         7-  targaRosbello                     8- cippoGarossini

 

6- Cippo ai Chiabrandi

7- Targa a Rosbello

8- Cippo ai Garossini

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(Ricordiamo che il conteggio TASI verrà inviato ai contribuenti direttamente dal Comune)

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